Manuale di Sopravvivenza · scrittura

Manuale di sopravvivenza IV -Imparare ad attraversare la strada

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Il professore di Lettere del Ginnasio è il perno attorno al quale ruota la formazione degli studenti del liceo classico. La mia professoressa del Ginnasio era una mamma chioccia con curiose tendenze bipolari; da un lato, tendeva a trattenere i propri pulcini sotto le sue ali amorevoli fino a quando non sarebbero stati pronti per affrontare il Liceo (leggi: mai), nemmeno si trattasse di gettare i propri allievi nella fossa dei leoni; dall’altra, non perse tempo a sguinzagliarci contro la prima e la seconda declinazione sussurrandoci : «Su, ché son facili facili!», accertandosi che avessimo capito come si dovesse procedere per ottenere una buona traduzione. Passo passo, mattone per mattone.
E ci diede un consiglio all’apparenza stupido, ma che, come tutti i consigli all’apparenza stupidi, si rivelò fondamentale in seguito.
Quando rivedi un testo, prima di procedere oltre controlla sempre prima a destra e poi a sinistra.
Come quando attraversi la strada.

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Manuale di Sopravvivenza · scrittura

Manuale di sopravvivenza III – Il marchio di fabbrica

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Quello che tutti i corsi di scrittura ti ripeteranno fino allo sfinimento, più e più e più e più volte, è la seguente frase: trova la tua voce. Tradotto, significa che devi riuscire a trovare un tratto distintivo che ti faccia riconoscere all’istante.
La scrittura – e che riguardi un blog, un romanzo o la lista della spesa, poco importa – è un biglietto da visita importantissimo, unico ed inimitabile. Fa dire al tuo lettore «Sì, è lei» (o lui), dopo poche righe, crea un senso di tranquillità. È come quando vai a trovare un amico a casa sua e ti senti a tuo agio nel suo salotto, con la versione povera della lampada Artemide e i cuscini di Ikea, giusto?
Ecco, vale lo stesso per la scrittura.
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Lettura · Manuale di Sopravvivenza

Manuale di sopravvivenza II – Il galateo dei libri in prestito

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Quando frequentavo la seconda liceo, la mia amica C., più grande di un anno, mi chiese se potessi prestarle la mia copia de Il Ritratto di Dorian Gray per una tesina su Oscar Wilde da presentare alla maturità.
«È una buona traduzione, devo farci un lavoro serio, bla, bla, bla, bla e ancora bla.»
Confesso di essere molto, ma molto restia a prestare i libri, e non me ne vergogno per un fatto molto semplice: sono robba mia, per dirla con Verga. E separarmene è qualcosa che mi crea un filo di inquietitudine, perché il libro lo presti, sì; ma quando ti torna – sempre se ti torna – è come se avesse attraversato una tempesta di sabbia nel bel mezzo della distruzione di Cartagine.
C, tuttavia, era una mia cara amica – ed avevo anche una cotta per suo fratello maggiore, sia messo a verbale – sicché, ingenua, le dissi che no, c’era problema alcuno e che anzi, mi faceva piacere darle una mano a preparare la sua maturità.
«Solo, non scriverci sopra, non sottolinearlo, non evidenziarlo, per favore.»
«Ma no, ma no, tranquilla!», rispose lei, con quei suoi capelli rosso tiziano fa-vo-lo-si. «Te le rendo appena ho finito di scrivere la tesina.»
C. si diplomò verso la metà di giugno dell’anno di grazia 1995, il suo esame fu buono e ci perdemmo di vista verso luglio di quello stesso anno. La mia copia de Il Ritratto di Dorian Gray è finita chissà dove e chissà come, assieme a lei.

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Manuale di Sopravvivenza · scrittura

Manuale di Sopravvivenza I – Beta Reader Fantastici e Dove Trovarli

stabilo

Il nostro romanzo è pronto.
Stanchi, ma soddisfatti, ce lo riguardiamo collo stesso sguardo sognate che le neo-mamme e i neo-papà riservano al loro frugoletto al di là del vetro della nursery del reparto maternità, ignorando, gli stolti, che quel fagottino di tre chili scarsi a breve sconvolgerà i loro ritmi, i loro giorni e le loro notti.
Un autore è un po’ come una puerpera: esausta, ma soddisfatta, si culla e vezzeggia il proprio romanzo (o racconto) con la consapevolezza di aver messo al mondo un piccolo capolavoro. Certo, un romanzo non ci costringerà ad alzarci alle tre di notte per la poppata, non soffrirà di coliche e non dovrà fare il vaccino o vedersela coi dentini che spuntano (rogne simili ce le ha già somministrate magna cum copia in fase di scrittura); però, a modo suo, anche un romanzo impegna l’autore dopo che questi ha concluso la narrazione.

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