Lettura · Manuale di Sopravvivenza

Manuale di sopravvivenza II – Il galateo dei libri in prestito

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Quando frequentavo la seconda liceo, la mia amica C., più grande di un anno, mi chiese se potessi prestarle la mia copia de Il Ritratto di Dorian Gray per una tesina su Oscar Wilde da presentare alla maturità.
«È una buona traduzione, devo farci un lavoro serio, bla, bla, bla, bla e ancora bla.»
Confesso di essere molto, ma molto restia a prestare i libri, e non me ne vergogno per un fatto molto semplice: sono robba mia, per dirla con Verga. E separarmene è qualcosa che mi crea un filo di inquietitudine, perché il libro lo presti, sì; ma quando ti torna – sempre se ti torna – è come se avesse attraversato una tempesta di sabbia nel bel mezzo della distruzione di Cartagine.
C, tuttavia, era una mia cara amica – ed avevo anche una cotta per suo fratello maggiore, sia messo a verbale – sicché, ingenua, le dissi che no, c’era problema alcuno e che anzi, mi faceva piacere darle una mano a preparare la sua maturità.
«Solo, non scriverci sopra, non sottolinearlo, non evidenziarlo, per favore.»
«Ma no, ma no, tranquilla!», rispose lei, con quei suoi capelli rosso tiziano fa-vo-lo-si. «Te le rendo appena ho finito di scrivere la tesina.»
C. si diplomò verso la metà di giugno dell’anno di grazia 1995, il suo esame fu buono e ci perdemmo di vista verso luglio di quello stesso anno. La mia copia de Il Ritratto di Dorian Gray è finita chissà dove e chissà come, assieme a lei.

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Manuale di Sopravvivenza · scrittura

Manuale di Sopravvivenza I – Beta Reader Fantastici e Dove Trovarli

stabilo

Il nostro romanzo è pronto.
Stanchi, ma soddisfatti, ce lo riguardiamo collo stesso sguardo sognate che le neo-mamme e i neo-papà riservano al loro frugoletto al di là del vetro della nursery del reparto maternità, ignorando, gli stolti, che quel fagottino di tre chili scarsi a breve sconvolgerà i loro ritmi, i loro giorni e le loro notti.
Un autore è un po’ come una puerpera: esausta, ma soddisfatta, si culla e vezzeggia il proprio romanzo (o racconto) con la consapevolezza di aver messo al mondo un piccolo capolavoro. Certo, un romanzo non ci costringerà ad alzarci alle tre di notte per la poppata, non soffrirà di coliche e non dovrà fare il vaccino o vedersela coi dentini che spuntano (rogne simili ce le ha già somministrate magna cum copia in fase di scrittura); però, a modo suo, anche un romanzo impegna l’autore dopo che questi ha concluso la narrazione.

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