scrittura

KARMA

A photo by Leonardo Wong. unsplash.com/photos/7pGehyH7o64KARMA

Ci sono cose che non ti interessa sapere; eppure, loro fanno sì che tu le sappia lo stesso. Volente o nolente.

Loro, le cose. Gli eventi. Quello che succede.

E che tu sia consenziente o no – e spesso, credimi, non lo sei – è una questione secondaria.

«Secondaria un corno!», dirai. E invece, credimi, questo non sarà il primo pensiero che ti attraverserà il cervello. Formulerai questa combriccola di parole – forse – solo a sera, la testa sul cuscino e lo sguardo a fissare il soffitto, ad analizzare a mente fredda la notizia.

Notizia di cui a te, diciamocelo, non fregava un beneamato cazzo, e che ti chiedi perché quella compagna di liceo incontrata per sbaglio sull’autobus si sia premurata di fornirti. Che senso ha?

La gente cresce. Evolve. Va avanti. E lascia la zavorra – o l’immondizia – dove deve stare. Lontana da sé. Alle spalle. Nel bidone dei rifiuti. Eppure, c’è gente che ti deve informare dell’accaduto, pure se le vostre strade si sono separate anni addietro e tu ti sei prodigata affinché i ponti che hai bruciato restassero tali.

Pensaci: è la prima cosa che la gente ti dice – dopo «Ciao, quanto tempo! Come stai?» –  come se a te fregasse ancora qualcosa dell’intera faccenda. Come se tu, nella loro testa, funzionassi solo in virtù di quel fatto e fossi ancora quella che conoscevano loro, la ragazzetta acqua e sapone, in jeans e coda di cavallo.

Ed è questo, a lasciarti un po’ sbalestrata.

Perché tu non sei più quella persona. Ne è passata parecchia, di acqua sotto i ponti; l’università, la laurea, un numero di fidanzati variabile, un lavoro serio, un mutuo. No, che non sei più quella ragazza. Ma questo lo sai tu, che hai vissuto questi cambiamenti come testimone oculare: qualche chilo in più, un taglio di capelli diverso, e i jeans solo il sabato mattina, per andare a fare la spesa, mentre i bambini mettono a soqquadro il salotto e tuo marito sta facendo la doccia.

Eppure, la persona davanti a te si ostina a non vedere che il tempo è passato. Per lei, sei sempre la stessa. E forse ti riferisce questa notizia solo per sincerarsi che, dietro a quella frangetta e a quella linea di eye-liner un po’ sbavato, ci sia davvero la stessa ragazza. Quella che sgranerà gli occhi e si produrrà in un commento al vetriolo, uno di quelli che danno la stura ad un vaso pieno di bile che non chiedeva altro che defluire, lenta, viscosa, inarrestabile.

Invece, no.

Invece, taci.

Taci perché a te non frega nulla di quella notizia.

Oramai è tardi, il momento in cui ti avrebbe fatto piacere riceverla è passato, è dietro la curva del tempo, quella che ci lasciamo alle spalle come faceva il Centoventisette beige del nonno con Roma, filando via lungo l’Aurelia, in direzione di Civitavecchia.

Così ti limiti ad un «Uh-uh», o a qualcosa del genere e preghi che la tua fermata arrivi presto. Ché non sai come ribattere, a quella notizia.

Lui, quello che ti ha spezzato il cuore tradendoti con un’altra, e l’Altra, appunto, si sono lasciati.

Il quando non è importante – e credimi, non lo è più nel momento in cui tu decidi di andare avanti – e all’altra persona non importa fornirti questo dato. Com’è che si dice? Ah, sì. È irrilevante. Eppure, dietro quel sorriso spellato color melagrana matura, lei si aspettava tutt’altra reazione. Ma come? Non hai nulla da dire al riguardo?, sembrano chiederti i suoi occhi da dietro le lenti spesse.

E qualcosa da dire, forse ce l’hai.

«È karma», ma a lei non lo dici. Te lo tieni per te. Perché l’Illuminazione è una cosa personalissima, una di quelle che non si può condividere sui social alla ricerca di una manciata di like. «È karma», ti ripeti, scesa dall’autobus un paio di fermate prima, concentrandoti sulla tua routine, un passo dopo l’altro. La cena. Le scarpe di Marcolino. Il bollo dell’auto. Il cinema del mercoledì colle ragazze. Il corso di nuoto. Le camicie di Stefano in tintoria.

E pensi, anima candida, di esserti scrollata di dosso quella notizia come farebbe un cane con la pioggia.

Invece, no.

Invece, lei ti aspetta al varco. Arriverà pure la sera, no? Arriverà il momento in cui abbasserai le difese, il tuo cervello si preparerà al tanto sospirato riposo notturno, e sarà allora che lei, ZAC, scatterà fuori, scintillante come una supernova appena nata.

Ed è allora, che capirai la reale portata di quel karma.

Le cose accadono sempre per un motivo.

Te l’hanno detto in tanti. Tua madre, tua zia, il prete, la tua amica Giada che ti ha aiutato a rimettere insieme i cocci dopo Quello Sbagliato #3 (4, 5, 6, 7…).

l problema è che questo motivo, quale che sia, non sempre ci è chiaro, e tutto il travaglio che patiamo dopo una rottura altro non è che un tentativo di capire cosa sia successo, e magari rimettere assieme la nostra vita, dopo. Perché a nessuno piace andarsene in giro con l’anima in pezzi, un paio di buchi qua e là, tenuti assieme col nastro adesivo e la forza di volontà.

«Il problema è che tu t’ingarelli!», ti diceva Giada, massaggiandosi lo spazio in mezzo agli occhi. «Mi sembri un gatto che s’è messo a giocare con un gomitolo di lana e ci si è ingarbugliato dentro!»

Perché gli uomini – e le donne – sono fatti così. Vanno avanti per tentativi, ché nessuno ci fornisce un cavolo di manuale di istruzioni, quando ci sbattono quaggiù. Ed è andando avanti per tentativi che si sono fatte le due, Stefano russa e il soffitto della camera da letto è sempre davanti ai tuoi occhi, uno sfondo bianco panna in cui naufragare alla ricerca del verso – o del senso, per dirla con Vasco – cui guardare al tassello che la tua ex compagna s’è premunita di fornirti.

Ok, si sono lasciati, pensi, le sopracciglia che si aggrottano e la fronte che si riempie di pieghe, nemmeno davanti a te ci fosse un’equazione a tre incognite. Perché non riesco ad archiviare ‘sta cosa?, ti chiedi.

Perché la verità è che la Vita è una gran signora. E ci allunga un pezzetto di cioccolata non quando lo vogliamo noi, ma quando ne abbiamo bisogno. Ché sì, tu Lui te lo sei messo alle spalle da un pezzo, e sei andata avanti, hai lavorato su te stessa eccetera eccetera. Ma l’essere umano ha bisogno di un riscontro, altrimenti san Tommaso non ci starebbe così simpatico – e nel suo caso stavamo parlando di Cristo risorto, non di un imbecille qualsiasi che passa di fiore in fiore come un fuco sbronzo.

Ed è questo, il karma del fuco. Svolazzare. Non fermarsi. Non è colpa del fiore, ma sua, del fuco. E il fiore – e tu – non ci può fare proprio niente. Solo, lasciarsi accarezzare dal vento.

Facile, vero?

Cristallino.

Ma per capirla davvero, ‘sta verità, ci sei dovuta arrivare piano piano, passo passo, lungo un percorso un po’ circonvoluto, forse, ma che ti ha portato a quest’approdo. Ché c’è una profonda differenza tra sapere, capire ed accettare. Sono tre gradini di una scala a pioli. Non puoi balzare dall’uno all’altro senza battere ciglio. «Tra sapere, capire ed accettare c’è di mezzo una vita intera», diceva tua nonna. E forse nemmeno basta.

Ti volti su un fianco, la schiena di Stefano contro la tua, la sua mano che si posa sul tuo fianco.

«Dormi?», ti chiede, colla voce impastata dal sonno. Tu sorridi.

«M’ero addormentata colla luce accesa», dici, spegnendo l’abat-jour sul comodino. Una piccola bugia, cui entrambi fate finta di credere mentre il buio riempie la stanza. C’è stata abbastanza luce, per oggi, pensi, mentre scivoli nel sonno e un sorriso soddisfatto ti stira le labbra. Domani, è un altro giorno, no?

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