Cassetta degli attrezzi · scrittura

La Cassetta degli attrezzi 2 : Il vocabolario

 

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Il primo strumento che ti ho consigliato di inserire nella tua personalissima Cassetta degli Attrezzi è il vocabolario. Molti pensano che sia solo un librone corposo da portarsi appresso per i temi, ma è un giudizio poco accorto. Un vocabolario può rivelarsi utilissimo durante tutta la tua vita, sia che tu frequenti ancora le scuole dell’obbligo, sia che tu sia approdato all’Università e sia che gli anni tra libri e quaderni siano solo un ricordo più o meno sbiadito.
Ma si può campare senza avere un vocabolario aggiornato sugli scaffali della propria libreria?
Certo che sì; ma, se decidi di mettere i tuoi pensieri e le tue idee per iscritto, è meglio che tu te ne procuri uno ed inizi a prenderci confindenza il più presto possibile.

Vocabolario o Dizionario?

La differenza è minima. Il Vocabolario on-line della Treccani riporta questa definizione:

Volume che raccoglie, per lo più in ordine alfabetico, e spiega con definizioni ed esempî il lessico, cioè il complesso dei vocaboli, di una lingua, o anche di un dialetto, o di un settore lessicale, di un’opera o di un gruppo di opere, o che traduce le parole e le locuzioni di una lingua nelle corrispondenti di un’altra o di più altre lingue, o anche di un dialetto in quelle della lingua nazionale o ufficiale.

E fin qui, ci siamo. Sappiamo tutti cos’è, giusto?

In genere, vocabolario è sinon. di dizionario (v. perciò questa voce, anche per altre informazioni); dizionario ha però un significato e uso più ampio, in quanto può riferirsi anche a trattazioni disposte in ordine alfabetico, ma non propriamente o non esclusivamente lessicali.

Inoltre, riporta il sito, il vocabolario è anche

Il complesso dei vocaboli e delle locuzioni di una lingua o di un dialetto […]. Con questo sign., è sinon. di lessico; spesso però vocabolario è assunto in opposizione a lessico per esprimere la realizzazione del lessico di una lingua, propria di una certa collettività, di una scuola letteraria, di un’epoca, di uno scrittore, di un parlante.

Insomma, il vocabolario è la raccolta delle parole che formano una lingua, e che questa raccolta sia fisica o sia virtuale, fidati: ti servirà come e più del pane.
Il perché è presto detto: avere un vocabolario ricco e variegato rende scorrevole la scrittura e piacevole la lettura. Trovare una parola ripetuta dieci volte in un paragrafo è snervante – o almeno, lo è per la sottoscritta. Ma non solo; a volte, la scrittura ci impone di essere precisi. Tu hai chiaro in mente come e dove si svolgerà la scena che stai andando a descrivere. Tu sai dove si troverà la protagonista, quali gioielli indosserà, se avrà i capelli freschi di shampoo e se, oltre a tutti gli orpelli, si troverà dentro casa; affacciata alla finestra; coi gomiti sul davanzale o le mani sulle imposte di legno sbeccato; a sorseggiare una tazza di tè mentre rimira il panorama – un tramonto? L’alba? La nebbia gli irti colli che piovigginosamente sale?
Ma tutto questo lo sai tu. Il lettore, povero Cristo, no.
Il lettore non usufruisce di un collegamento telepatico con la tua testolina, quindi, se la tua penna è approssimativa, gli trasmetterai un senso di vaghezza evanescente come la nebbia all’alba. Ovviamente, è da evitare anche l’esatto opposto, ossia raccontare al lettore quanti capelli abbia in testa il tuo eroe, o se la romantica eroina abbia delle ciglia nerissime senza l’uso di mascara (certa gente ha tutte le fortune!!).
Ma sii chiaro. Premunisciti sempre di trasmettere al lettore chi dice cosa, chi fa cosa e, soprattutto, dove si svolga l’azione. Per scrivere serve precisione.
In “Come si scrive un racconto”, Gabriel García Márquez è molto scrupoloso nel ricordare ai suoi studenti che si deve essere il più chirurgici possibile. Dire che Tizio è sulla porta non basta. Dov’è effettivamente, Tizio? Sulla soglia? Ha la maniglia nella mano? È passato sotto lo stipite? Si appoggia al legno del battente?
E queste sono tutte sfumature che arricchiscono la tua prosa, consentono al lettore di mettere a fuoco la scena e di immedesimarsi nella storia. Ma sono tutte sfumature che acquisisci arricchendo il tuo personale vocabolario.

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«Quante storie! Ci sono i vocabolari on-line!», potrai obiettare.
E io ti dirò che sì, è verissimo e sono degli strumenti utilissimi e preziosi, a patto di sceglierli con oculatezza. Il Wikizionario va bene se ti serve una panoramica sulla questione; se necessiti di un passo in più, consulta il sito della Treccani, che tra enciclopedia, vocabolazio e dizionario dei sinonimi e contrari è una manna dal cielo.
Ma se è vero che questi strumenti sono consultabili più o meno ovunque, è anche vero che sono una fonte di distrazione difficilmente gestibile. Avanti, giacché ci sei, perché non dare un’occhiata a Facebook, Twitter, Instagram, alla posta elettronica e via cantando? Risultato, le due ore che hai a disposizione per scrivere scivolano via, come sabbia tra le dita; e quanto hai buttato giù? Dieci, venti, cinquanta parole?
Ecco perché consiglio di scrivere tenendo il tuo browser spento. Per restare concentrato sul pezzo: le tue due ore o duemila parole al giorno. E portare a casa la giornata.

A photo by Patrick Tomasso. unsplash.com/photos/Oaqk7qqNh_c

«Sì, sì, bello tutto. Quindi?»
Quindi, il lavoro – il lavoraccio – che ti propongo è il seguente, e si articola in più passaggi.
Punto primo, leggi. Leggi il più possibile, dai fumetti ai romanzi, al giornale, al televideo ai gialli, ma, qualunque cosa tu legga, sceglila in italiano. Ossia, scritta da un italiano. Evita opere tradotte, almeno per i primi tempi.

Punto secondo, comprati un quaderno – magari uno di quelli ad anelli – e segnati le parole nuove che incontri strada facendo.
Ricorda: il cervello è un organo che deve fare qualcosa attivamente, per apprendere. La consultazione passiva del vocabolario è imprescindibile; ma il cervello è anche un gran pigrone, e tende a ripetere percorsi consolidati per ottenere la massima resa colla minima spesa. Quindi che si fa?
Si fa che si allena il cervello ad essere il più elastico possibile. Scrivendo e giocando con le parole.
È un metodo molto usato quando si apprende una lingua straniera – io conservo ancora il quadernone che la professoressa di Francese ci fece acquistare in quarta ginnasio! – e funziona perché, scrivendo le parole, compi un gesto meccanico che il cervello associa a quel termine. Non solo, così facendo avrai anche uno strumento consultabile allungando la mano sullo scaffale della libreria, se proprio il tuo vocabolario fosse un po’ vecchiotto e non ti andasse di acquistarne uno più aggiornato.

Punto terzo, acquista un altro quaderno e fai la stessa cosa, ma riservando una parola per pagina. Scegli un sostantivo e fallo seguire da due punti. Oltre quei due punti, scriverai, di getto, tutti gli aggettivi e i participi passati che associ al suddetto sostantivo, in positivo o in negativo.
Una cosa così:

RE: giovane, vecchio, malato, morto, giusto, ingiusto, generoso, placido, saggio, assennato, coraggioso, pavido, vigoroso, leale, sleale, forte, debole, avido, munifico, cupido, triste, allegro, borioso, crudele, tirannico, sleale, pauroso, vile, mite, cattivo, guerrafondaio, insensibile, odiato, amato, ascoltato, seguito, protetto, ucciso, tradito, abbandonato, ricco, affamato, appagato, assassinato, adorato, muto, schivo, elegante, imponente, maestoso, taumaturgico, guarito, alleato, ammogliato, fedele, paterno, deposto, ghigliottinato, esiliato, ricordato, onorato, assonnato, vigile, morente, gagliardo, prestante, bello, brutto, grasso, magro, bonario, educato, rozzo, sanguinario, sconfitto, sconvolto, assoggettato, stanco, irascibile, inviso, osteggiato, assediato, spodestato. dimenticato…

Niente e nessuno ti vieta di comperare un secondo quaderno e fare lo stesso con gli aggettivi. Questo stratagemma è laborioso, ma ripaga col tempo. Scoprirai che ti aiuterà ad esplorare nuove strade per creare attributi meno scontati e più precisi. E per vedere le parole stesse sotto una luce nuova.
Un re lo si immagina assiso sul trono, colla corona in testa, lo scettro nella mano e il mantello bordato di ermellino sulle spalle. Ma cosa c’è sotto tutto questo? In che situazione posso cacciare questo re? Com’è fatto? Biondo oppure moro oppure calvo? Vecchio e saggio, o giovane e sanguigno?
Come vedi, il ventaglio che ti si apre davanti è sconfinato e puoi affrontarlo solo col giusto vocabolario accanto. Il tuo. Che deve fungere da bussola, per non andare alla deriva.
Confesso che, quando sono in dubbio, controllo ancora il mio quaderno speciale. Si tratta di un’agenda del 2004, una di quelle coi fogli bianchi. All’inizio, lo confesso, ho avuto un (bel) po’ di soggezione, davanti a tutte quelle pagine intonse. Ma il metodo migliore per non affogare, in tutto quel mare candidissimo, è prenderlo di petto e riempirlo. Di parole, sensazioni e impressioni. Fino all’ultimo spazio libero.

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Ora, questi sono i consigli che mi sento di darti.
Si tratta di usato garantito, perché li ho provati sulla mia pelle, e posso dirti che sì, funzionano. Provaci. Magari funzioneranno anche con te. O, se magari hai altre dritte da condividere, non essere timido: anche lo spazio dei commenti è un mare bianco che aspetta solo qualcuno di volenteroso che lo riempia tutto. Fino all’ultimo spazio disponibile.

 

Bibliografia:

  • Gabriel García Márquez, Cómo se cuenta un cuento, Escuela Internacional de Cine y Televisión, San Antonios de los Baños, 1996 (trad. it. Come si scrive un racconto, Giunti, Firenze, 1997, p. 304, ISBN 88-09-21122-7)
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2 thoughts on “La Cassetta degli attrezzi 2 : Il vocabolario

  1. Utilissimi consigli anche qui!
    Tempo fa avevo iniziato a trascrivermi i vocaboli che non conoscevo, ma poi ho smesso per pigrizia. Mi hai fatto venire voglia di ricominciare 🙂
    Anche io odio le ripetizioni, purtroppo nei miei scritti ne faccio ancora molte, cosa che finisce per snervarmi e portarmi via un sacco di tempo in fase di correzione 😦 … un motivo in più per riprendere in mano il vocabolario.

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    1. Lo confesso: la parte che preferisco di questi esercizi è lo scegliere i quaderni e le penne che uso all’uopo!
      Puoi anche decidere di usare word e creare un file specifico, così non dovrai sistemare manualmente i fogli. Quale che sia, inizia. Poi si fa sempre in tempo a correggere la rotta.
      Quanto alle ripetizioni, siamo umane. Succedono. Io scrivo di getto, cercando di essere il più precisa possibile. Poi, in fase di revisione, giro, rigiro, rivolto, rovescio, plasmo e ricreo le frasi, affinando la penna. Però le ripetizioni continuano ad infestare tutto quello che scrivo, anche la lista della spesa! XD

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