scrittura

Ce n’era davvero bisogno?

kaboompics.com_Macbook Pro, iPhone 6 & opened book on old pier.jpg

Chiedimelo.
Chiedimelo, per favore.
Chiedimelo. Anche perché non smetterò di ripetertelo, lo so io e lo sai tu, quindi, sii gentile ed accontentami, vuoi?
Chiedimelo. Per favore.

«C’era davvero bisogno dell’ennesimo blog sulla scrittura creativa?»


La risposta è no.
Ovvio che no.
La concezione che il comune sentire ha dell’accezione del bisogno è controversa.
Bisogno è qualcosa che nasce da dentro, una necessità fisica da dover soddisfare, il più in fretta possibile.
La fame è un bisogno.
La sete è un bisogno.
Il sonno è un bisogno.
Ma la scrittura? Il voler sottoporre al prossimo le idee che ci frullano nella testa? L’attesa del riscontro, che nasce dal momento in cui premiamo il tasto invia; tutto questo è un bisogno?
No. È una necessità soggettiva. E quindi, no, non c’era bisogno di aprire l’ennesimo blog sull’argomento, ché gira che ti rigira tutti hanno detto tutto, con più o meno le stesse parole, tritando e annacquando i medesimi concetti all’infinito e oltre.
Perché l’ho fatto, chiedi.
Perché mi andava. Risposta poco elegante, forse; ma onesta. Almeno questo, concedimelo.
L’insonnia è una brutta bestia.
Sei stanca come poche, il tuo cervello chiede pietà, ma niente, i tuoi occhi sono spalancati come i fanali antinebbia di San Siro, a fissare un soffitto nero che conosci a memoria. E quando sei stanca – ed innervosita, perché ti sei rigirata più tu, tra le lenzuola, che un pesce nella farina – ti alzi e fai qualcosa. Qualcosa di poco rumoroso, ché chi divide il letto con te vorrebbe continuare a dormire il sonno dei giusti.
Così accendi il computer.
Navighi in rete. Un giretto innocuo. La posta, Instagram, Facebook. Cose così.
Ma dopo un’ora il sonno non torna. E allora, ti dici, meglio lavoricchiare un po’. Correggere le bozze dell’ultimo racconto che stai scrivendo, o ricontrollare se l’avventura di Pathfinder fila liscia come l’olio, oppure deciderti a buttare giù quel post sulla Carbonara Vegetariana con cui aprire – col botto! – il tuo blog di cucina che langue nel limbo da circa un anno.
Ed è cercando un sinonimo online che incappi in loro. I blog di scrittura creativa.
E tu, di scrittura creativa, ne hai prodotta. Oh, se ne hai prodotta.

 

Quindi, ti dici, perché no? Perché loro sì, e io no?, nemmeno avessi sette anni e ti avessero vietato di salire sulle giostre dopo aver mangiato il gelato.
E allora vai, ti registri su wordpress, scegli il nome, il tema, i caratteri – perché soprattutto l’occhio vuole la sua parte -e poi Morfeo ha pietà di te e ti coglie una sonnolenza pazzesca prima ancora di buttare giù la pagina personale, quella che spiega chi sei, che fai eccetera eccetera.
Spegni tutto, ciabatti fino al letto e crolli sfinita. E ti rendi conto di cosa hai fatto solo dopo, al mattino, quando ti svegli con un nido di rondine tra i capelli e due borse sotto gli occhi in cui infilare la spesa di un mese – e magari resta anche lo spazio per un giornale o due…

E così, col caffè fumante tra le mani e un senso di imbambolamento misto a vergogna, tieni sottocchio il computer chiedendoti: E adesso?, nemmeno avessi ammazzato qualcuno in biblioteca e dovessi sbarazzarti del suo cadavere.
E neppure puoi fare finta che il cadavere virtuale se ne resti tra le pieghe oscure di internet. Perché lui c’è; lo sai, che c’è. Come il cuore rivelatore di Poe. Tu lo sai che esiste. E non puoi fare finta di niente. E un po’ ti dispiace, ché se c’è una cosa che odiamo fare è disfarci di qualcosa di assolutamente inutile per cui abbiamo investito del tempo. E poco importa se noi si sia litigato colla piattaforma durante un attacco d’insonnia per piazzare i widget. Anzi.
Più l’impresa è stata cosmetica – e quindi fuffa allo stato puro – più ci sentiamo coinvolte nel processo creativo,e più il tempo che vi abbiamo speso diventa prezioso. E  ci dispiace disfarcene. Tantissimo.

Quindi, ecco perché ho deciso di aprire lo stesso questo blog.
Perché mi faceva pena lasciarlo vuoto.
Anche perché ho come il sospetto che questo spazio sia, come dire?, affamato.
Che sia la vendetta del mai nato blog di cucina vegetariana?
Lo scopriremo solo vivendo, cantava qualcuno.
Se vorrai farmi compagnia, troverai sempre una tazza di caffè (virtuale) pronta ad accoglierti. E siccome anche lo spazio dei commenti mi dà l’impressione di essere parecchio affamato – ma meno molesto – che ne diresti di riempire anche lui con le tue considerazioni?
Io preparo il caffè.

Annunci

7 thoughts on “Ce n’era davvero bisogno?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...