Manuale di Sopravvivenza · scrittura

Manuale di sopravvivenza IV -Imparare ad attraversare la strada

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Il professore di Lettere del Ginnasio è il perno attorno al quale ruota la formazione degli studenti del liceo classico. La mia professoressa del Ginnasio era una mamma chioccia con curiose tendenze bipolari; da un lato, tendeva a trattenere i propri pulcini sotto le sue ali amorevoli fino a quando non sarebbero stati pronti per affrontare il Liceo (leggi: mai), nemmeno si trattasse di gettare i propri allievi nella fossa dei leoni; dall’altra, non perse tempo a sguinzagliarci contro la prima e la seconda declinazione sussurrandoci : «Su, ché son facili facili!», accertandosi che avessimo capito come si dovesse procedere per ottenere una buona traduzione. Passo passo, mattone per mattone.
E ci diede un consiglio all’apparenza stupido, ma che, come tutti i consigli all’apparenza stupidi, si rivelò fondamentale in seguito.
Quando rivedi un testo, prima di procedere oltre controlla sempre prima a destra e poi a sinistra.
Come quando attraversi la strada.

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Lettura · Pausa Caffè · Recensioni

Lista (semiseria) dei libri che ho letto quest’anno

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Non sono sparita. Mi sono immersa nella lettura, come non mi capitava da tempo. Ci sono momenti in cui c’è bisogno di scrivere, per buttare fuori tutto quello che ti passa per il cervellino (e chi dice che scrivere non sia terapeutico, sta raccontando una balla clamorosa, a se stesso e a chi lo sta a sentire); e altri, in cui si deve spegnere il cervello e lasciarsi attraversare dalle storie che si stanno leggendo.
Leggere, sì. Perché seguire una serie tv è differente.
La serie tv ti appiattisce, ti costringe a vedere quello che il casting ha deciso per te, ti serve la pappa pronta. E invece il tuo cervello vuole baloccarsi, senza rendersene conto.

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scrittura

«Che mi venga un colpo!»

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Ho smaltito una quantità esorbitante di libri nei primi sette mesi del 2017 – una trentina, credo – ma siccome ho smesso di tenere il conto quasi subito, mi tocca andare a spanne.
Ad ogni modo, la lettura digitale è stata una mano santa che mi ha permesso di macinare pagine su pagine prima di andare a dormire, tranne in un caso. Perché c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, e quest’eccezione è un romanzo che mi è stato inviato perché lo recensissi ma che purtroppo non sono riuscita  a terminare.
Dopo un inizio tutto sommato scorrevole, la lettura s’è incagliata in una serie di secche via via più insopportabili. Si dice il peccato, ma non il peccatore, raccomandava sempre mia nonna; e così farò io, perché non è importante sapere chi abbia commesso questo peccato, quanto il peccato stesso. O chi è stato a consentire codesto peccato. Perché, diciamocelo, quando leggo certe cose all’interno di un romanzo pubblicato – seppur con la scorciatoia del self publishing – io mi chiedo dove caspita fosse finito l’editor quando c’era bisogno del suo intervento.

 

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Manuale di Sopravvivenza · scrittura

Manuale di sopravvivenza III – Il marchio di fabbrica

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Quello che tutti i corsi di scrittura ti ripeteranno fino allo sfinimento, più e più e più e più volte, è la seguente frase: trova la tua voce. Tradotto, significa che devi riuscire a trovare un tratto distintivo che ti faccia riconoscere all’istante.
La scrittura – e che riguardi un blog, un romanzo o la lista della spesa, poco importa – è un biglietto da visita importantissimo, unico ed inimitabile. Fa dire al tuo lettore «Sì, è lei» (o lui), dopo poche righe, crea un senso di tranquillità. È come quando vai a trovare un amico a casa sua e ti senti a tuo agio nel suo salotto, con la versione povera della lampada Artemide e i cuscini di Ikea, giusto?
Ecco, vale lo stesso per la scrittura.
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Istruzioni per l'uso · scrittura

These boots aren’t made for walkin’

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L’altro giorno, spulciando nell’armadio, mi sono capitate nelle mani un paio di scarpette primaverili davvero de-li-zio-se. Bianche, con il cinturino ed inserti azzurro mare in punta, un tacchetto basso e quel certo je ne sais quoi che ti fa dire «Massì. Mettiamo queste!». Le infili, stringi il cinturino, fai la ruota davanti allo specchio. Sono morbidissime, l’ideale per andartene a passeggio tra le vetrine, e ti domandi come mai quel paio di scarpette strepitose sia rimasto a languire lì, sul fondo dell’armadio.
Troppa roba, ti dici, chiudendo le ante dell’armadio e infilando la borsa sottobraccio. Senza sospettare che, a sera, rienterai a casa con delle vesciche grosse come mandarini. Perché se quelle scarpe sono rimaste sul fondo dell’armadio, credimi: un motivo c’è. E quel motivo è che quelle scarpette non sono fatte per camminare.

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Lettura · Recensioni

[Pausa Caffè] Lucy Maud Montgomery – Anna di Avonlea

 

 

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La mia generazione è cresciuta guardando i cartoni animati giapponesi. Una novità assoluta per l’epoca, di cui oggi, 4 Aprile 2017, ricorre il trentanovesimo anniversario della primissima messa in onda di Goldrake su Rete2 (oggi Rai Due).
Fin da subito è stato chiaro che esistessero cartoni animati da maschietto (i robot su tutti) e da femminuccia, i quali consistevano nel raccontare, alla sventurata telespettatrice in erba, le peripezie di una pletora di orfanelle dai grandi occhi e dalle grandi sventure, tutte abbigliate con vestitini ottocenteschi pieni di frizzi e merletti e gale e volant, grandi fiocchi tra i capelli e la lacrima pronta nelle tasche del grembiule.
Che barba, che noia.
Roba che quando mia zia mi diceva “Sta per cominciare Candy Candy, sei contenta?”, io rispondevo “No” e vivevo quella mezz’ora davanti al teleschermo blu come fosse una punizione. Giuro.
C’è sempre stata, però, un’eccezione a questa regola, un paio di romanzi da fanciullina che scivolavano dal prolifico club delle Orfanelle Piagnone:  In Famiglia di Hector Malot, e da Anna dai Capelli Rossi di Lucy Maud Montgomery. Continue reading “[Pausa Caffè] Lucy Maud Montgomery – Anna di Avonlea”