Istruzioni per l'uso · scrittura

These boots aren’t made for walkin’

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L’altro giorno, spulciando nell’armadio, mi sono capitate nelle mani un paio di scarpette primaverili davvero de-li-zio-se. Bianche, con il cinturino ed inserti azzurro mare in punta, un tacchetto basso e quel certo je ne sais quoi che ti fa dire «Massì. Mettiamo queste!». Le infili, stringi il cinturino, fai la ruota davanti allo specchio. Sono morbidissime, l’ideale per andartene a passeggio tra le vetrine, e ti domandi come mai quel paio di scarpette strepitose sia rimasto a languire lì, sul fondo dell’armadio.
Troppa roba, ti dici, chiudendo le ante dell’armadio e infilando la borsa sottobraccio. Senza sospettare che, a sera, rienterai a casa con delle vesciche grosse come mandarini. Perché se quelle scarpe sono rimaste sul fondo dell’armadio, credimi: un motivo c’è. E quel motivo è che quelle scarpette non sono fatte per camminare.

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Lettura · Recensioni

[Pausa Caffè] Lucy Maud Montgomery – Anna di Avonlea

 

 

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La mia generazione è cresciuta guardando i cartoni animati giapponesi. Una novità assoluta per l’epoca, di cui oggi, 4 Aprile 2017, ricorre il trentanovesimo anniversario della primissima messa in onda di Goldrake su Rete2 (oggi Rai Due).
Fin da subito è stato chiaro che esistessero cartoni animati da maschietto (i robot su tutti) e da femminuccia, i quali consistevano nel raccontare, alla sventurata telespettatrice in erba, le peripezie di una pletora di orfanelle dai grandi occhi e dalle grandi sventure, tutte abbigliate con vestitini ottocenteschi pieni di frizzi e merletti e gale e volant, grandi fiocchi tra i capelli e la lacrima pronta nelle tasche del grembiule.
Che barba, che noia.
Roba che quando mia zia mi diceva “Sta per cominciare Candy Candy, sei contenta?”, io rispondevo “No” e vivevo quella mezz’ora davanti al teleschermo blu come fosse una punizione. Giuro.
C’è sempre stata, però, un’eccezione a questa regola, un paio di romanzi da fanciullina che scivolavano dal prolifico club delle Orfanelle Piagnone:  In Famiglia di Hector Malot, e da Anna dai Capelli Rossi di Lucy Maud Montgomery. Continua a leggere “[Pausa Caffè] Lucy Maud Montgomery – Anna di Avonlea”

Lettura · Manuale di Sopravvivenza

Manuale di sopravvivenza II – Il galateo dei libri in prestito

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Quando frequentavo la seconda liceo, la mia amica C., più grande di un anno, mi chiese se potessi prestarle la mia copia de Il Ritratto di Dorian Gray per una tesina su Oscar Wilde da presentare alla maturità.
«È una buona traduzione, devo farci un lavoro serio, bla, bla, bla, bla e ancora bla.»
Confesso di essere molto, ma molto restia a prestare i libri, e non me ne vergogno per un fatto molto semplice: sono robba mia, per dirla con Verga. E separarmene è qualcosa che mi crea un filo di inquietitudine, perché il libro lo presti, sì; ma quando ti torna – sempre se ti torna – è come se avesse attraversato una tempesta di sabbia nel bel mezzo della distruzione di Cartagine.
C, tuttavia, era una mia cara amica – ed avevo anche una cotta per suo fratello maggiore, sia messo a verbale – sicché, ingenua, le dissi che no, c’era problema alcuno e che anzi, mi faceva piacere darle una mano a preparare la sua maturità.
«Solo, non scriverci sopra, non sottolinearlo, non evidenziarlo, per favore.»
«Ma no, ma no, tranquilla!», rispose lei, con quei suoi capelli rosso tiziano fa-vo-lo-si. «Te le rendo appena ho finito di scrivere la tesina.»
C. si diplomò verso la metà di giugno dell’anno di grazia 1995, il suo esame fu buono e ci perdemmo di vista verso luglio di quello stesso anno. La mia copia de Il Ritratto di Dorian Gray è finita chissà dove e chissà come, assieme a lei.

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Lettura · Pausa Caffè · Recensioni

[Pausa Caffè] Audrey Caran – Calendar Girl (January)

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A questo punto, ti starai chiedendo se io sia, per caso, impazzita.
La risposta è no. Allora, perché sto recensendo questo libro? Perché l’ho letto. E il motivo per cui l’ho letto è uno di quelli che si dipanano bene davanti ad una tazzina di caffè, sedute al tavolino del bar, o con un bel Latte à la Starbucks, magari a goderci i raggi del sole primaverile su una panchina del parco.
No, non è un pesce d’aprile. Fidati. L’ho letto per davvero.
E dopo la pausa ti spiego perché.

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